La vallata caprinese era un tempo coperta da un mare interno e, più tardi, da un lago prealpino alimentato dalle acque e dal ghiacciaio dell'Adige, che si indirizzava verso il Garda. Le prime dimore umane nei pressi dell'attuale Caprino furono le grotte di val Vecchia, di Valmenon, i Covoli della Creta, di Cengia Rossa, della Striscia e del Santo. Verso la fine del V secolo a.C. giunsero a Caprino alcune popolazioni etrusche e, non molto tempo dopo, i Galli Cenomani ed i Boi.
Nell'89 a.C. arrivarono i Romani per "punire le scorrerie che i Nativi facevano nell'agro veronese". Trovarono però una resistenza accanita e solo nel 16 a.C. poterono considerarsi padroni della zona. Riedificato "Caurin" (Caprino), lo valorizzarono come capoluogo montebaldino e centro di raccolta e di lavorazione del ferro che avevano trovato a Ferrara di Monte Baldo.
Caduta la potenza romana, la vallata venne invasa da Eruli, Goti, Longobardi e Franchi. Il dominio longobardo ebbe inizio a metà del `500 con Alboino. In quegli anni si formarono alcune "Curtes" con lo scopo di salvaguardare l'economia contadina e pastorale e poi il "Contado", che passò alle dirette dipendenze di un "Signore" talvolta dispotico e tiranno. Gli antichi "castellieri" riacquistarono importanza, specie verso la fine dell'800, in seguito alle invasioni degli Ungari. Le colline di Caprino, Pesina, Pazzon, Lubiara diventarono centri fortificati dove la popolazione si rifugiava nei momenti di pericolo.
Intorno all'anno 1000, tutta la zona venne incorporata nella Marca Veronensis del Duca di Baviera. Solo nel 1193 il Comune di Verona riscattò il territorio caprinese dal dominio di Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa. Si intensificarono in tal modo gli scambi commerciali tra città e campagna ed a quella ripresa economica fu collegato il moltiplicarsi delle "comunità", ognuna con la propria autonomia amministrativa. Dalla metà del 1200 alla fine del 1300, Caprino restò alle dipendenze degli Scaligeri, che contesero l'intera vallata in feudo ai signori Dal Verme prima ed ai Malaspina in seguito. Agli inizi del 1400 Caprino entrò a far parte della Repubblica Veneta e vi rimase per ben 4 secoli.
Il 1600 fu il secolo dell'immobilismo e della crisi e fu caratterizzato da terribili siccità e da una violenta epidemia di peste che nel 1630 decimò la popolazione dell'intera vallata. Durante il 1700, accanto ad agricoltori e pastori, acquistarono importanza i commercianti e gli artigiani e a conferma di ciò la Serenissima Repubblica Veneta, nel 1786, concese un mercato settimanale il sabato (che si tiene ancor oggi). Caprino diventò il centro più importante, anche se, dal punto di vista amministrativo, esistono ancora le vecchie divisioni comunali.
Il 31 maggio 1796, le truppe di Napoleone Bonaparte, inseguendo gli Austriaci, giunsero nella valle di Caprino. Le riforme amministrative di Napoleone unificarono le pre-esistenti comunità nel Comune di Caprino, che diventò nel luglio del 1801 centro amministrativo e giuridico del territorio e, nel giugno 1805, addirittura capo di un Cantone. Dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo ed il successivo Congresso di Vienna (1815), subentrò il regime austriaco che, sebbene poliziesco, favorì la rinascita economica.
La prima Guerra d'Indipendenza (1848-49) vide una partecipazione patriottica della popolazione. Alla seconda Guerra d'Indipendenza (1859) i volontari caprinesi furono sei. Altrettanti parteciparono alla Spedizione dei Mille (1860) e alla terza Guerra d'Indipendenza (1866), con un'unica vittima. Nel 1866 il Veneto entrò a far parte del Regno d'Italia. Dal punto di vista amministrativo Caprino diventò un centro sempre più importante.
Durante la prima Guerra Mondiale (1915-18) Caprino costituì il fulcro delle retrovie del fronte bellico che corre a pochissimi chilometri di distanza. Nello spazio fra le due Guerre Mondiali Caprino non subì grosse trasformazioni. Continuò il processo di appropriazione di terre da parte dei ceti borghesi in seguito alle ultime vendite delle vecchie proprietà nobiliari.
Durante la seconda Guerra Mondiale i Tedeschi occuparono Caprino (9 settembre 1943) e subito dopo la Guardia Nazionale Repubblicana prese dimora nella Casa del Fascio (l'attuale sede INPS).
Nacque la Resistenza ed il 1944 fu segnato dai rastrellamenti dei nazi-fascisti in alcune frazioni e dal bombardamento della ferrovia Verona-Caprino. Il 25 aprile 1945 i partigiani assaltarono Caprino e misero in fuga i Tedeschi; due giorni dopo arrivarono gli Alleati.
Il dopoguerra risentì della grave crisi nazionale ed un massiccio esodo di popolazione interessò soprattutto la fascia collinare più alta e più povera. Gli effetti più evidenti furono l'abbandono dell'agricoltura, specie nella zona più alta, lo spopolamento di alcune contrade e lo spostamento, anche pendolare, verso i grossi centri della pianura. La sua amena posizione nella vallata e la sua più antica tradizione gli permettono invece di continuare ad essere un centro di servizi sovracomunali, una splendida zona residenziale ed un centro turistico da valorizzare, che ha enormi possibilità di sviluppo autonomo.
DA VISITARE
Museo Civico di Caprino Veronese, ricco di reperti paleontologici e della grande guerra, dipinti e una rassegna fotografica.
Spiazzi, località turistica montana famosa per il santuario della Madonna della Corona.
Platano, località famosa per la presenza di un plurisecolare platano riconosciuto quale monumento nazionale.
SPORT
Deltaland: nasce per iniziativa di un gruppo di giovani accumunati dalla passione per il volo in deltaplano o parapendio. Oggi è un'associazione e una scuola con più di 140 soci che possiede e gestisce, fra le altre cose, la licenza per un campo di decollo e uno dei più grandi e meglio attrezzati campi di atterraggio del nord Italia.
Centro ippico: opera in località "Barlot" ed è gestito da Angelo Righetti. Il centor organizza esecuzioni sul territorio.
ENOGASTRONOMIA
Il tartufo nero del Baldo
In località Platano si trova la sede dell'Associazione tufai del Monte Baldo Veronese presso Palazzo Nichesola.
I tartufi del Baldo erano famosi e celebrati nei secoli scorsi, tanto che, secondo una relazione del Marchese Ago Pignolati del 1791, essi erano il piatto preferito sulle mense dell'Imperatore a Vienna.
A Spiazzi la seconda domenica di ottobre si svolge anno la Festa - Mostra e Mercato dei prodotti della montagna del Baldo. Gli gnocchetti al tartufo nero del Baldo costituiscono il piatto tipico del territorio, mentre il cosidetto "piatto montanaro" è la polenta con funghi e formaggio.